AMERICA, WHERE ARE YOU FROM?
LA VERA STORIA DI AMONUTE MATAOKA POCAHONTAS

Alla fine del 1500, incoraggiati e supportati dai finanziamenti della corona inglese, nella persona della Regina Elisabetta I, alcuni esploratori, tra cui Francis Drake e Walter Raleigh, alzarono le vele delle loro imbarcazioni alla volta del Nuovo Mondo, con l’intento di stabilire delle colonie permanenti e istituire delle basi per l’arrivo di nuovi coloni inglesi
Le esplorazioni e le missioni nel Nuovo Mondo avevano anche l’obiettivo di ostacolare e, possibilmente, defraudare gli spagnoli dei loro possedimenti nel Nuovo Mondo, stabiliti ormai da tempo sulle coste dei territori oltreoceano. La Regina Elisabetta sosteneva la necessità per l’Inghilterra di cercare nel Nuovo Mondo una nuova ricchezza, allargando i confini del paese, e di aumentare il proprio potere attraverso una politica offensiva nei confronti delle navi forziere spagnole. Intorno agli anni ottanta del 1500 i corsari inglesi, appoggiati dalla monarchia, attaccavano regolarmente i vascelli spagnoli nel tentativo di controllare l’impero inglese, ormai in netta espansione e nel 1584 una vera e propria guerra nei mari scoppiò tra i due paesi.
Molti di questi “pirati” inglesi erano in realtà altolocati gentiluomini i quali consideravano le avventure per mare come un dovere patriottico tanto quanto rimpinguare le proprie finanze e quelle della corona inglese. Fu proprio in seguito a una spedizione organizzata da Raleigh e patrocinata dalla regina Elisabetta, nel 1584, che gli esploratori inglesi approdarono sulle attuali coste del North Carolina e, dopo averlo esplorato in lungo e in largo, appurarono che questo territorio era ideale per stabilire una colonia permanente. Col permesso della Regina, al loro rientro, gli esploratori battezzeranno l’area col nome di Virginia, dall’appellativo di Virgin Queen che contraddistingueva ormai Elisabetta. Durante queste esplorazioni i coloni inglesi incontrarono per la prima volta i veri abitanti dei territori esplorati, in particolare i membri della tribù degli Algoquian, uno dei più numerosi e diffusi gruppi dei nativi d’America.
Quasi tutti i tentativi di stabilire un insediamento inglese permanente nel Nuovo Mondo alla fine del 1500 fallirono a causa di ragioni diverse: scontri con i nativi, inverni troppo freddi, penuria di approvvigionamento alimentare, malattie causate da batteri del tutto ignoti al sistema immunitario dei bianchi. All’epoca Pocahontas, la principessa figlia del capo tribù Powhatan, figura storica e resa leggendaria da numerosi romanzi ispirati alla sua figura e ancor di più dal famoso film della Walt Disney, non era ancora nata.
Qualche anno dopo, però, fu proprio Pocahontas, come le accattivanti immagini del film animato ci mostrano, a essere la testimone dell’arrivo delle navi inglesi che risalivano il fiume ora nominato James e del loro approdo sulla landa che diverrà il primo insediamento britannico permanente, nonché luogo di origine degli attuali Stati Uniti d’America.
Nel mese di dicembre del 1606, 105 passeggeri a bordo delle navi Susan Constant, Godspeed e Discovery salparono dall’Inghilterra alla volta della Virginia con l’intento di stabilire un insediamento stabile nel Nuovo Mondo, dove arrivarono verso la fine di aprile del 1607. La missione era sponsorizzata dalla Compagnia della Virginia di Londra, autorizzata dal re James I nel 1606 e costituita da un gruppo di investitori e commercianti che speravano di trarre profitto dalle missioni oltreoceano.
La Compagnia della Virginia, inoltre, perseguiva gli obiettivi della nazione di controbilanciare l’espansione degli altri paesi europei nei nuovi territori e di convertire i nativi alla religione anglicana. La spedizione fu capitanata da Christopher Newport. Il 13 maggio, dopo due settimane di esplorazione, le navi arrivarono in un’area sul fiume James, adatta allo sbarco per via delle acque profonde e considerata strategica per la sua difesa da attacchi stranieri. I coloni inglesi sbarcarono il giorno dopo e iniziarono immediatamente la costruzione di un fortino che costituì il primo insediamento urbano poi chiamato Jamestown, come il fiume stesso, in onore del re inglese.
Pocahontas, vivace e curiosa, piccola figlia ribelle del re Powhatan, capo di circa 14.000 nativi appartenenti alla tribù degli Algoquian, aveva all’epoca circa dieci anni, essendo nata nel 1595.
Protetta dalla folta chioma degli alberi della foresta, al di qua del fiume James, Pocahontas rimase stupefatta quando vide i tre velieri avvicinarsi alla costa della sua terra, e ancor di più quando vide i primi uomini che sbarcarono sulla terra ferma, abbigliati con strani vestiti e muniti di arnesi sconosciuti.
Pocahontas corse subito a riferire a suo padre e ai suoi fratelli quanto vide e questi, che già avevano conosciuto che razza di uomo fosse l’uomo bianco, la diffidarono e la misero inguardia. Niente da fare. Pocahontas era troppo curiosa e qualche giorno dopo, corse verso l’insediamento inglese che nel frattempo veniva eretto dai coloni. Fu qui che incontro il capitano John Smith mentre era in perlustrazione alla ricerca di cibo. E fu amore a prima vista!
Ops…ma questo non è quanto abbiamo visto grazie al film animato della Disney? Credo proprio di si. Strabiliante quanto facilmente la storia si mescoli alla fantasia e alla leggenda!
Quando John Smith incontrò Pocahontas per la prima volta, Pocahontas aveva solo dieci anni e Smith ventisette. Si incontrarono nel 1607, quando l’inglese fu catturato e portato presso il padre di Pocahontas, Warewocomoco, vero nome del capo supremo del regno di Powhatan. Smith stesso, in seguito nelle sue memorie, riferirà che la ragazza intervenne presso il padre affinché gli salvasse la vita dalla condanna a morte che gli era stata inflitta. Ma su questa vicenda c’è una disputa storica ancora in corso.
In realtà il piccolo insediamento britannico incontrò immediatamente alcuni seri problemi. Un clima sfavorevole, la mancanza di acqua potabile, la penuria di cibo, tutte condizioni che, aggravate da una prolungata siccità, portarono a malattie e morti. Le relazioni con i nativi, già noti agli inglesi per via delle esplorazioni del territorio da parte delle missioni precedenti, erano sporadiche e spesso improntate al commercio e allo scambio di prodotti e di armi.
In alcune occasioni, e di una di queste fu proprio Pocahontas a essere la promotrice, i nativi aiutarono i coloni inglesi a sopravvivere alla fame e al freddo fornendo loro cibo per sfamarsi e pelli per difendersi dal freddo. Ma lo sfruttamento del territorio da parte dei coloni inglesi e la presunzione di civilizzare i nativi secondo le regole sociali e religiose dell’uomo occidentale portarono fin da subito a scontri e guerre tra i due fronti opposti.
John Smith lasciò la Virginia nel 1609, e Pocahontas non fu mai più rivista tra i coloni inglesi prima del 1613. In quell’anno i capi della colonia fecero una visita ai nativi sulle rive del fiume Potomac e rapirono Pocahontas, promettendone la restituzione in cambio di alcuni prigionieri inglesi e di alcuni arnesi da lavoro e di armi che i nativi avevano precedentemente sottratto. Warewocomoco non restituì tutto ciò che i coloni reclamavano, così i coloni trattennero Pocahontas presso l’insediamento Henricus, sulle sponde del fiume James, sulla riva opposta rispetto a Jamestown.
Pocahontas venne così educata ai costumi dei coloni inglesi, alle loro usanze e alla loro religione. Qui Pocahontas incontrò John Rolfe, un giovane imprenditore inglese che stava coltivando una nuova varietà di tabacco. Rolfe si innamorò di Pocahontas e chiese al governatore l’autorizzazione a sposarla. Nel 1614, dopo che Pocahontas fu battezzata con il nome di Rebecca, i due si sposarono. L’anno successivo Pocahontas diede la luce a un bambino, Thomas.
Non si conoscono i sentimenti reali della principessa nei confronti di Rolfe, ma è indubbio che il loro matrimonio creò tra i coloni di Jamestown e la tribù Powathan un clima di pace che durò parecchi anni.
Dopo pochi mesi dal matrimonio di Pocahontas con John Rolfe, Sir Thomas Dale, l’allora governatore della colonia della Virginia, iniziò a pensare di portare la principessa nativa in Inghilterra per pubblicizzare la Compagnia e promuovere l’emigrazione verso la colonia, in particolare dopo il collasso della fiducia degli investitori inglesi. In patria, i volantini che pubblicizzavano la colonia oltreoceano cominciarono a essere decorati con illustrazioni di nativi dal fascino esotico.
Dale pensò che come mezzo di promozione nulla avrebbe potuto competere con una principessa nativa in carne e ossa. Inoltre, i ministri di Londra che si erano dati tanto da fare per raccogliere il consenso pubblico nelle azioni della compagnia avrebbero avuto la possibilità di vedere il loro premio: la conversione di un nativo al Cristianesimo, e, forse, il Re James, che dopo il 1606, subito dopo l’euforia iniziale, aveva mostrato una totale mancanza di entusiasmo nei confronti della nuova colonia della Virginia, avrebbe mostrato un nuovo interesse nell’impresa e avrebbe e concesso il supporto della corona.
L’unico interesse che il Re aveva mostrato verso la colonia negli ultimi anni fu quello nei confronti degli scoiattoli volanti per la sua collezione di animali esotici. I coloni, quindi, usarono Pocahontas come incentivo e come prova di come i nativi del Nuovo Mondo potevano essere “addomesticati”, e di come la colonia fosse un posto sicuro dove mettere radici.
Pocahontas, o meglio Lady Rebecca, e suo marito John Rolfe arrivarono a Plymouth agli inizi del mese di giugno del 1616, portando con loro il figlioletto Thomas, di circa un anno. I Rolfe furono accompagnati da una delegazione di circa dieci membri della tribù dei Powhatans. I nativi, all’ingresso di Londra, rimasero sbalorditi e impressionati dai palazzi, dai ponti, dal fumo e dagli odori di quello che ai loro occhi dovette apparire come un mostro cattivo.
I Rolfe vissero per un breve periodo di tempo alla periferia di Londra e nel mese di gennaio del 1617 Pocahontas fu introdotta al cospetto del Re James I e della sua consorte, la Regina Anne.
Nel marzo del 1617 i Rolfe si imbarcarono per fare ritorno in Virginia, ma Pocahontas si ammalò ancor prima che la nave raggiungesse l’estuario del Tamigi. I Rolfe fecero rotta per tornare indietro e Pocahontas morì subito dopo. Fu sepolta il 21 marzo nella Chiesa di San Giorgio nella cittadina di Gravesend, nella regione inglese del Kent. John Rolfe fece ritorno in Virginia poco tempo dopo, dove si dedicò fino alla sua morte alla sua piantagione di tabacco. Il figlioletto Thomas fu affidato a uno zio paterno e decise di raggiungere il padre una volta maggiorenne. Thomas desiderava vedere i luoghi natii e dove sua madre era nata e cresciuta.
La storia successiva è avvolta dalla favola e dalla leggenda. Tramite Thomas, Pocahontas vanta una ricca discendenza, tanto che alcuni personaggi famosi pretendono di essere suoi discendenti diretti[1].
Oggi ciò che rimane della storia di Pocahontas e del ruolo che ebbe nella sopravvivenza della prima colonia stabile inglese è un sito archeologico, un museo all’aria aperta nella cittadina di Jamestown, una ricostruzione dei luoghi che diedero avvio a queste vicende. Qui è possibile visitare le navi che portarono i coloni nel Nuovo Mondo, il fortino costruito dai coloni appena arrivati, le abitazioni dei nativi, una chiesa anglicana sulle rive del fiume James, più volte ricostruita, nel punto esatto in cui i coloni britannici sbarcarono per la prima volta. Infine, proprio accanto alla piccola chiesa, due statue in bronzo, realizzate nel 1922, che raffigurano il capitano John Smith e la principessa Pocahontas.
È indubbio che la relazione amichevole dei due indiscussi protagonisti di queste vicende, la curiosità che entrambi mostrarono per la cultura dell’altro, furono determinanti per la sopravvivenza della colonia inglese di Jamestown, e per la nascita di ciò che negli anni successivi diventarono gli Stati Uniti d’America.
Vorrei concludere la narrazione della vera storia di Pocahontas con una riflessione, rimandare ai lettori all’approfondimento di un aspetto insito in queste vicende che varrebbe la pena di studiare con cura e cautela, perché simili a vicende storiche avvenite in Europa, a casa nostra, non moltissimi anni fa.
Per non dimenticare ci sarebbe quindi da chiedersi se i cittadini americani conoscano le vere origini della loro nazione e come sia possibile spiegarsi che i nativi, che permisero la nascita di questa loro patria, furono gli stessi che negli anni successivi vennero massacrati, sterminati e ridotti a vivere, ancora oggi, nelle riserve, dove i loro discendenti vivono ai limiti dell’emarginazione e dell’alienazione sociale. Sono luoghi chiusi, simili a dei ghetti, dove problemi di disagio sociale soprattutto tra i giovani sfociano in problematiche quali l’alcolismo e la tossicodipendenza. Alcune riserve, nel tentativo di sopravvivere, aprono i cancelli del loro territorio e ricevono visite di frotte di turisti che chiedono di visitare questi luoghi, come se essi fossero dei parchi di attrazione o degli zoo dove gli esemplari sono esseri umani che vivono in un degrado sociale di cui spesso lo stesso Governo americano si disinteressa. È ulteriormente paradossale riflettere sul fatto che a Washington D.C., la città dei musei, uno dei musei capitolini più belli, più grandi, più curati e più suggestivi sia proprio quello dedicato ai nativi d’America.
La fondazione della colonia d Jamestown nel mese di maggio del 1607 fu il primo insediamento inglese di successo nel Nuovo Continente. Questo avvenimento non può considerarsi il primo esempio di democrazia o di libera iniziativa economica privata nel Nuovo Mondo, dato che le popolazioni ivi già residenti avevano già sperimentato queste forme di vita sociale e di economia, prima che gli Europei arrivassero. Esso determinò l’avvio di un processo di sviluppo che porto alla creazione degli Stati Uniti d’America e, più tardi, al concetto di uguali opportunità per tutti. Esso, tuttavia, diede inizio anche al processo di marginalizzazione dei nativi d’America, del razzismo e dello sfruttamento iniquo e sconsiderato dell’ambiente.
Karenne Wood, discendente della tribù Monacan.
Direttore del Virginia Indian Heritage Program,
in Virginia Indian Heirtage Trail.
Da Virginia Foundation for the Humanities.
[1] Tramite questo figlio, Pocahontas ha tuttora dei discendenti. Molte famiglie originarie della Virginia coloniale hanno avuto come ascendenti Pocahontas e Capo Powathan. Tra le persone degne di nota: Edith Wilson, moglie di Woodrow Wilson; George Wythe Randolph; l’Ammiraglio Richard Byrd; il Governatore della Virginia Harry Flood Byrd; la stilista Pauline de Rothschild; l’ex first lady Nancy Reagan e l’astronomo e matematico Percival Lowell (da Wikipedia, che chiarisce, tuttavia, [senza fonte])
