Cara Mamma,

ancora adesso scrivere il tuo nome su un foglio bianco oppure pronunciarlo nella mia mente è sofferenza pura. Come uno schiaffo in faccia, gli occhi si chiudono per il dolore e all’improvviso si riaprono a guardare la realtà. Tu non ci sei. 

Immaginavo fin dall’inizio che questo puntuale incontro tra di noi sarebbe stato duro, e gli occhi vedono offuscato, è tutto liquido, mamma. La vita scorre comunque, non posso farne a meno. Non posso che seguire la direzione che ho deciso di tracciare, percorrere la strada che anche tu, senza rendertene conto, hai segnato per me. 

Ora so che di questo segno che hai lasciato dentro di me e nella mia esistenza sono pienamente consapevole e presuntuosamente fiera. Non è facile, è sempre più difficile vivere e lottare per difendere i principi che mi hai insegnato e secondo i quali ho deciso di vivere, mamma.

Il percorso è pieno di ostacoli, irto di erba cattiva e cespugli selvaggi. Prendo a calci tutti i sassolini che incontro, i piedi mi fanno male, ma non riesco a fermarmi, mamma. Talvolta non riesco bene a capire per chi io lo stia facendo, mamma, per te, per me stessa o per onorare tutto quello che mi hai insegnato? Me lo chiedo spesso, ma altrettante volte cancello la voce che mi interroga sul senso della mia vita, e decido di fare a modo mio, nel modo nuovo che con gli anni ho imparato ad arte. 

Ti seguo come fossi un faro. Mi piace navigare seguendo la luce che a intermittenza mi investe, lasciandomi ora al buio, spaesata, spaventata, in balia della corrente, sola a decidere dove andare, decidendo di volta in volta la direzione, seguendo quale corrente o soffio di vento; altre, proprio nel momento in cui penso di essermi ormai (dis)persa per sempre, la tua luce mi investe abbagliante e mi permette di intravedere un pezzetto di costa, dandomi la speranza che nulla è invano, che ancora vale la pena stringere i denti e combattere affinché ciò che è giusto per sua stessa natura implicita diventi palese e reale. 

Questo nostro ultimo anno è stato intenso, mamma. Lo hai visto anche tu. Ogni mattina, indossato il mio scudo e la mia armatura, ti saluto e ti annuncio che sicuramente farò qualche altra grande immane puttanata. Succede sempre così. Non ci sono più limiti alla paura di fallire né a quella di cadere, di farsi male. Mi rialzo sempre, mamma. Torno da te, la sera, stremata e con piccole ferite da rimarginare. Ti racconto ciò che mi è accaduto, l’ennesima che ho fatto, che ho dovuto fare, e tu mi confermi che, nonostante sia una grande idiozia, aiutare chi è meno fortunato di noi è un dovere cui non possiamo sottrarci. È un dovere accogliere la diversità, anche quando sembra inconciliabile con ciò cui siamo stati abituati. È doveroso anelare alla libertà, qualunque forma o misura abbia, senza discriminazione di alcun tipo. 

È strano, vero mamma, che una volta scoperta la propria verità, non si possa più fare a meno di vivere tenendone conto? Non lo è, è umano, è necessario, è superlativo. Mi inviti a non arrendermi, ogni giorno della mia vita, avvolgendo di un significato del tutto particolare e relativo tutta la mia esistenza.

Ho realizzato molti sogni che avevo mamma, in quest’ultimo anno. Non sono atti conclusivi di un percorso, ma solo l’inizio di un grande viaggio che mi aspetta. Non so quanto durerà, non so dove mi porterà, ma so che la direzione è quella giusta. Ho smesso da tempo di preoccuparmi di ciò che mi riserverà il futuro, per ragioni che puoi intuire benissimo, cara mamma. 

La casa che abiti da ormai due anni mi è familiare. I suoi odori non sono più nauseabondi come un tempo, il mare profuma di nuovo delle fragranze che abbiamo sempre amato. Abbiamo ricominciato a nuotare insieme nelle acque cristalline, a cercare le pulci di mare che saltano incontrollate sulla battigia, a mangiare panini imbottiti sotto il sole, a oziare sulla sabbia calda facendola scorrere sensualmente attraverso le dita. Con te erano sempre solo sensazioni mamma, fisiche, vere al punto da sentirle attraverso la pelle, dentro.

Eri bellissima mamma. Ti vedo ora come mi sento. Eri sensuale, elegante, delicata, con un piglio autoritario che talvolta metteva paura, smorzato sempre dal tuo splendido e ingenuo sorriso. 

Sono diventata temeraria come lo eri tu. O forse sprovveduta, non saprei bene come indicare questa mia indole volta alla libertà totale. È come tu eri che volevo essere, come ti amavo da bambina, come ti ho odiata da grande, come ti accolgo adesso. 

Talvolta prendo delle batoste dolorosissime, mamma. Quando parto in quarta mi si offuscano gli occhi, non uso più la ragione, non controllo bene le parole, i gesti. Perdo il senso dell’orientamento e vado a sbattere contro muri che all’improvviso mi si parano davanti, e solo dopo mi accorgo che erano lì e che io non ho voluto vederli. Insomma, anche tu non ci andavi giù leggera in quanto a cantonate. Però ora capisco la sensazione di euforia e soddisfazione che si prova quando alzo la mano a toccarmi la testa, per lenire un dolore immaginario e, allo stesso tempo, vedere scalfito il muro anche solo da un piccolo graffio. La considero un’incisione. Una scritta sul muro, una di quelle che col tempo scolorisce e lascia lo spazio per una nuova idea. 

Mamma, non ci sei più da ormai due anni. Eppure, sei sempre più presente. In ogni angolo della mia vita, in ogni attimo del tempo che mi è concesso, in ogni forma che riesco a concepire nella mia mente, in ogni forma che si modella dentro di me. 

Maggio è il tuo mese mamma, solo il tuo. Sei andata via di lunedì, il tuo giorno libero. Ci penso costantemente, una curiosa coincidenza. Amavi talmente il tuo lavoro che hai deciso di non rubargli alcun tempo né spazio.

Eri sola. È un rimorso che pesa sul cuore come un macigno. Un dolore che non avrei voluto darti. Perdonami per questo. 

Ho cercato di recuperare gesti, parole e ricordi rimanendo in quella saletta con te per tutto il tempo che mi era concesso. Ti ho accompagnato fin dove ho potuto mamma, ho recitato Shakespeare per te, che sembra aver scritto parole magiche per ciascuna delle anime innocenti di tutta l’umanità. Ti ho vista prendere il volo, ho sentito la tua voce mentre mi salutavi. 

Non ho paura del posto magico in cui sei ora. Quello in cui vivo io non è niente male, si possono fare grandi cose. So però che quando verrò a stare da te, non avrò rimpianti né rimorsi e sarà solo per continuare il viaggio insieme a te. Accadrà quello che ho sempre sognato. Guardare indietro ed essere felice dei cerchi nell’acqua che ho lasciato. 

Il mio mare sei tu, mamma. 

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