猫好き
AMARE I GATTI
C’è stato un tempo, numerosi anni fa, in cui non amavo i gatti. La convinzione di sentirli animali ostili e poco gradevoli la ebbi per la prima volta consapevolmente quando iniziai un lungo viaggio che ancora non ha fine. Non credo ne avrà mai una.
Quando mi imbarcai per la prima volta in quel barcone oscuro e malridotto, dietro al capitano che sornione teneva il timone, senza nemmeno lui conoscere la rotta, vidi, dietro di lui un gatto ritratto. Mi guardava dall’alto, seduto sulle zampe in tutta la sua eleganza, come ad ammonirmi o a giudicarmi, o forse solo ad osservarmi per vedere che fine avrei fatto. Mi fissava ogni volta che mi ritrovavo a cospetto del capitano, mi sembravano uno più severo dell’altro, alternandosi in un gioco spietato di parole e frasi che, all’epoca, sentivo solo come versi sgradevoli e minacciosi.
Avrei potuto liberarmi da quel gioco sadico, le partite erano irrimediabilmente perse, d’altronde eravamo due conto uno, e io rimanevamo sempre indietro, abbattuta e vinta, disperata alla ricerca di una logica e di un senso del gioco, che non trovavo. Iniziai a sognare quel gatto, veniva a infestare il mio sonno, non pago di essere già una presenza ingombrante durante il giorno. Ma io non ero sveglia, nemmeno alla luce del sole, che tutto rende più evidente.
Lui era appollaiato su un bancone, con la testa all’ingiù, come un pipistrello, proprio sulla soglia della porta di una stanza nella quale evidentemente volevo entrare, ma il cui accesso mi era impedito dalla paura e dal terrore che provavo verso di lui. Sembrava intimarmi l’altolà, con la sua espressione arcigna, i suoi silenziosi e assordanti miagolii, con i suoi occhi gialli e luminosi a indicarmi con urgenza una strada cui, tuttavia, mi impediva di accedere.
Con il tempo ho imparato a conoscerlo, a capirlo, a intuirlo, a vederlo prima che si manifestasse. Il capitano della nave sulla quale mi ero imbarcata, che lo conosceva appena ma che lo comprese fin da subito, mi insegnò le strategie del gioco, con pazienza e lungimiranza, per avvicinarlo e diventare sua amica, compagna, complice, affinché lui potesse essere il mio fidato faro nella notte, il mio confessore, il mio specchio, la mia cartina al tornasole di un mondo sfaccettato e multiforme, all’interno del quale imparare a vivere. Per la grande gioia del capitano, che pian piano mi è apparso meno sadico di quel che pensavo, e per la mia, che pian piano ho imparato a svelarmi alla luce del sole, quell’animale freddo e distante ora è diventato un mondo colorato di mille sfumature, alle quali dare senso, con le quali interpretare il mondo che mi circonda, la realtà, a volte insensata, che per nascita siamo costretti a vivere, la vita, che ho visto andare e venire molte volte per ragioni insondabili.
Dopo tanto navigare, accostandomi a volte a terre straniere di cui nemmeno immaginavo l’esistenza, disorientandomi, altre, in alto mare alla ricerca di una direzione, sono finalmente approdata nella terra dei gatti.
Li amo.
Amo il loro mondo e il modo in cui percepiscono le cose che li circonda, con distanza e diffidenza ma senza mai perderle di vista dal loro punto di osservazione. Amo il loro appollaiarsi e guardare dall’alto in basso, o dal basso verso l’alto, quando la situazione lo richieda. In entrambi i casi non perdono il focus, la loro attenzione è centrata, e risultano sempre nobili, eleganti e puri.
Amo la loro libertà e il loro senso di autonomia che accompagnano sempre, comunque, la loro necessità di calore e affetto, di un abbraccio e di una carezza spontanea, gratuita e sincera. Sono opportunisti, è vero: loro colgono al volo tutte le opportunità possibili per essere sé stessi, non mentono mai, sono onesti sempre, e incuranti del giudizio altrui.
Hanno colori diversi, sembianze variegate, caratteri e personalità multiformi, non si legano a nessuno ma si affezionano alla loro casa, crescono velocemente fino a evolversi, e in presenza di un loro nuovo simile, dopo qualche breve ma intenso momento di pura indifferenza e attenta osservazione, accolgono lo straniero senza riserve, delimitando entrambi i confini di uno spazio che, seppur piccolo, non va invaso, e di cui si assumono la responsabilità di difendere.
Vivono intensamente ogni istante, ignorano il loro futuro e non se ne curano, non avendo alcun potere di controllarlo. Non hanno paura di morire, perché la storia gli ha insegnato che hanno sette vite, e hanno deciso di viverle tutte al limite delle loro possibilità, sfidando le sorti, e appellandosi alla loro ferinità, autorizzata dall’evoluzione naturale.
Ora conosco quel gatto appollaiato a testa in giù. Ho sfidato i miei timori, i miei dubbi e le mie incertezze, ho imparato a conoscerlo e entrare in quella stanza senza chiedergli il permesso, come lui aveva fatto con me molto tempo prima. Abbiamo giocato impiegando tempo, risorse ed energie che non sapevamo di avere, abbiamo cercato e attuato strategie a volte irrazionali, ne abbiamo inventato alcune a nostro uso esclusivo, abbiamo viaggiato insieme e siamo scesi nei meandri delle profondità oscure degli oceani, abbiamo scalato pendii impervi, siamo approdati su coste deserte eppure così piene di vita.
Durante questo lungo viaggio ci siamo addomesticati e, senza risultare né vinti né vincitori, continuiamo a giocare per il puro gusto di intrattenerci in un cammino che vorremmo fosse lungo, curioso e stimolante.
A volte litighiamo, sono piena di graffi e buchi nella pelle io, e bersaglio di rimproveri e parole dannate lui. Non facciamo mai la pace col mignolino, ma il riflesso di me stessa che vedo nei suoi occhi quando lo guardo è chiaro, nitido e pulito come la luce del primo mattino.
Ho conquistato il mio mondo gatto con sacrificio, impegno, sofferenza. Vivono cinque gatti nella mia casa, sono arrivati e hanno deciso di rimanere.
Io vivo cinque mondi in cinque modi differenti ogni giorno della mia vita.
È confortante, e il futuro non fa più paura, perché non lo vedo, perché non esiste, non lo conosco, perché è tutto ancora da costruire e da modellare, perché cambia in continuazione e non è dato a noi, per fortuna, di conoscerlo e controllarlo.
