TerraKulta

La leggenda del filo rosso del destino ci racconta che esiste un filo che lega le persone per sempre, anche se loro non lo sanno. Il filo rosso del destino è lunghissimo, può fare tanti giri, annodarsi, allungarsi o accorciarsi, ma mai si spezzerà. In questo modo le persone legate tra di loro dal filo rosso prima o poi si incontreranno, sotto qualsiasi forma, in qualunque luogo, in un’altra vita forse. Mi piace pensare che questo valga anche per se stessi e per i propri sogni. Alcuni anni fa avevo un sogno che cercai di realizzare, e lo feci, coinvolgendo alcune fantastiche persone che mi aiutarono a vivere questo sogno, a dargli forma, colore e vita. Sembrava che il filo rosso tra me e il mio piccolo sogno si fosse finalmente accorciato al punto da farci incontrare. Poi questo filo all’improvviso cominciò di nuovo ad allungarsi, e tra me e il mio sogno si insinuò di nuovo una grande distanza, incolmabile, vuota, triste. La paura uccide i sogni, li contorce, li tortura, li annienta. La paura di essere se stessi nonostante il giudizio degli altri, o quello che si ha di se stessi, che, quasi sempre, è più severo di quello esterno, annulla la gioia e la passione per i propri sogni. Perché tutti noi ne siamo intrisi, tutti noi “are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep.” Da alcuni anni ho compreso la forma della sofferenza, ho visto il colore dell’ombra della morte, ho intimamente inteso cosa significhi non avere tempo, averne poco a disposizione e che nessuno sa quanto a ognuno ne sia stato assegnato. In questi anni ho agito molte volte per paura, paura di dispiacere e di non piacere e, altrettante volte, ho vissuto per compiacere e vivere la vita di qualcun altro, per ascoltare il giudizio degli altri che con il loro rumore hanno soffocato la mia voce interiore. La mia vita è stata attraversata da presenze e da assenze, ho sofferte per le prime che sono andate via e ho gioito per le seconde che ho miracolosamente ritrovato. Ciò che amavo e coloro che mi amavano non sono mai andati via. Li ho semplicemente ritrovati: alcune persone speciali, il mio lavoro, le mie passioni, e i sogni da realizzare, mille, migliaia, infiniti sogni da realizzare, fino a quando si potrà, fin quando il tempo me lo concederà. Uno di questi sogni era TerraKulta, e TerraKulta adesso è un sogno realizzato. Rinasce e rivive, pur con forme e colori differenti. TerraKulta è il mio rifugio, la mia oasi, il mio angolo, dove riposare, restare, respirare, in cui potermi raccontare grazie alle parole che mi permettono di dare forma a ciò che penso, di prendere in prestito ciò che amo e di depositarlo laddove io possa ritrovarlo. Un luogo da costruire con storie, notizie, curiosità, dove non sarà possibile sentirmi sola, perché sempre in compagnia di me stessa. “A poet could not be gay, in such a jocund company”

La determinazione a realizzare TerraKulta è arrivata grazie ad una persona il cui lavoro non consiste solo nel costruire siti internet, ma la cui mission è “to help people to fulfill their dreams and give emotions”, perché il suo lavoro è la sua passione. Bisogna scoprire ciò che si ama, e l’unico modo di essere pienamente soddisfatti è fare ciò che si pensa sia un grande lavoro, e l’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare ciò che si fa. 

Ero morta. Sono rinata. 

“Fear no more…”

Lascia un commento